Ci hanno fatto a fumetti!
Giovedì 05 Agosto 2010 18:16

TopoHackokIo da piccolo leggevo Topolino. Lo leggevo e lo rileggevi. Ero geloso delle mie copie. Andavo anche in giro per cantine a cercare Topolini vecchi. Ricordo le storie, le copertine, gli articoli, i giochi… Non sapevo che un giorno avrei incrociato Topolino nella mia vita, ma so che invidiavo molto chi lavorava dietro le quindi… Ricordo però il giorno in cui ho detto: “A me da grande piacerebbe scrivere su Topolino…”. E ricordo benissimo quel giorno, di 16 anni fa, in cui telefonai alla redazione di Topolino dicendo: “Save, sono un giornalista di Bologna. Avrei delle idee da proporre…”. Non è vero che ero un giornalista, però è vero che avevo delle idee. Una voce dall’altra parte del telefono mi diede un numero di fax. Ed io intasai quel fax con 7 pagine di idee per possibili articoli… Passarono un po’ di giorni, poi il telefono di casa squillò (già, sembra un secolo fa: non c’erano i cellulari, non c’erano le mail, non c’era internet…): era il caporedattore di Topolino. Aveva letto i miei sbiaditi fax e mi chiese di provare a scrivere un paio di pezzi. Ricordo la gioia e il panico di quel momento. Ricordo la fatica nello scrivere il pezzo e nell’andare a fare le foto insieme all’amico Andrea Samaritani. Ricordo l’invio del fax con il pezzo scritto. Ricordo il timore che il pezzo non andasse bene. Ricordo l’attesa, una, due, tre, quattro settimane, prima che il pezzo uscise. Corretto, cambiato, riscritto in varie parti: ma con la mia firma. Era il mio articolo. Era il mio Topolino! Era nato il mio rapporto con Topolino, che è continuato, cresciuto, è diventata occasione per conoscere bellissime storie, fare divertenti pezzi, apprendere un mestiere, imparare a scrivere e soprattutto a pensare per i più piccoli (ma non solo). Ma è diventata occasione per incontrare persone, colleghi, alcuni dei quali diventati poi amici (e anche qui non solo: anche se non vuole che si dica l’attuale direttore Valentina De Poli, che all’epoca aveva solo i capelli più arancioni ma già stava dietro ad una incasinata scrivania, è stata una delle persone dalle quali ho più appreso nel mio percorso professionale).  Perché tutto questo pistolotto…? Perché stavo sfogliando il Topolino in edicola questa settimana, dov’è io e Margherita Hack siamo stati trasformati in un fumetto. Una mia intervista, fatta a Torino in occasione della Fiera del libro, è diventata una striscia. Non è la prima volta che mi ritrovo “paperizzato”: ma è sempre una bellissima emozione. Fa ridere, e fa davvero piacere, ritrovarsi con il becco e le piume… E, per uno cresciuto con Topolino, che sognava di lavorare per Topolino, che ha scritto e scrive su Topolino, ritrovarsi dentro a Topolino è stranamente qualcosa di assolutamente affascinante e elettrizzante. A tutta la redazione di Topolino non resta quindi che dire un grazie. Di cuore e di becco!

Venerdì sera io e Margherita Hack saremo  a Cortina, in occasione di “Cortinaincontra”, per parlare di stelle. O meglio: quella che parlerà di stelle sarà Margherita. Io come sempre farà le domande e farà finta di capire le risposte :-)

La serata a Porto Venere è stata davvero suggestiva. Se volete vedere le foto nel trovare nel mio profilo di Facebook o all’indirizzo www.facebook.com/federico.taddia

 
Il barbiere di Rio
Venerdì 30 Luglio 2010 10:58
PalloneVietatookLo ammetto: è una mia vecchia allergia! Un qualcosa che da sempre mi dà fastidio, mi fa arrabbiare, lo trovo incivile. Ognuno ha le proprie “fobie”, no? Beh… questa è una mia “fobia”: non sopporto i cartelli che vietano il gioco. Li trovo inopportuni, incivili, fastidiosi… Anche perché sono rivolti ai bambini. Un adulto sa che in certi luoghi non si può giocare a pallone. Se questo adulto non lo sa o non lo capisce significa che è ignorante a prescindere, e non serve certo un cartello o un divieto per farlo desistere. I cartelli che vietano il gioco sono rivolti ai bambini, ai più piccoli… E vietare il gioco è come chieder loro di non essere bambini. Di non fare quello che sanno fare. Di tarparsi le ali, di censurarsi, di essere altro da quello che sono! In questi giorni sono a Riomaggiore, una delle 5 terre. Sono qua insieme agli amici della “Scuola di viaggio” (se non li conoscete vi consiglio una visita immediata al sito www.scuoladelviaggio.it), il bel coagulo di idee, esperienze e persone ideato dal viaggiatore/scrittore/docente/amico Claudio Visentin. Beh, anche nella piccola piazzetta di Riomaggiore, uno dei pochi spazi pianeggianti della zona, in un angolo fa la sua pessima figura un cartello, allegramente decorato da qualche ironico pennarello, che vieta il gioco del pallone. Ma per fortuna, un paio di scale di sotto, ho trovato chi si fa beffe di quel divieto. Tra le mie abitudini in viaggio, una cosa che adoro fare e andare a radermi la barba dai barbieri locali. E’ un modo per conoscere il paese: chiacchierando con il barbiere ti fai una cultura immediata del posto; hai subito il polso della situazione; entri nel cuore dell’anima del villaggio senza bisogno di preliminari o di entrare all’Ufficio informazioni. E nella via principale di Riomaggiore c’è lui, il “Barbiere di Rio” (questo è il nome che si è scelto): è giovane, ha un piccola bottega aperta tutto l’anno, ed è uno dei punti di riferimenti degli 800 residenti. Tanti capelli e poche barbe (giusto qualche turista), che gli permettono di campare degnamente, senza lamentarsi, e stando vicino alla sua gente. Ma la sorpresa è nel cassetto degli attrezzi. Sì, perché lì tra un rasoio, un paio di forbici, il phon e la schiuma da barba c’è anche una pompetta con l’ago. “E quella cos’è?”, chiedo io. “Niente, dice lui!”. Ma proprio in quell’istante entra un bambino con un pallone in mano. “Ehi, me lo gonfi…?”, chiede col sorriso in faccia il bambino. E il barbiere: “Certo, vieni…”. Eh eh, beccato! La rivoluzione del pallone passa per il barbiere. Il gioco del pallone è vietato? “Chissenefrega”, sbotta con il rasoio in mano. “Non si può non permettere di giocare ad un bambino; un paese che ha paura di un bambino con un pallone che paese è?”! Eh eh… I bambini di Riomaggiore lo sanno che il barbiere è con loro. E non vedono l’ora di spettinarsi un po’ correndo dietro ad un pallone… Perché le regole vanno rispettate. Ma non può essere un cartello a cancellare il diritto al gioco, il diritto ad essere un bambino… Un grazie al “Barbiere di Rio” insomma, ha fatto un bellissimo gol!
 
In Tour con Margherita
Mercoledì 28 Luglio 2010 10:10

margheritahIeri sera stavo riflettendo sugli ultimi mesi di lavoro. Cose che sono finite con molto dispiacere (vedi “L’Altrolato”), cose che sono terminate e basta (tipo “Quelli di Caterpillar”) e cose nuove e belle che sono nate (vedi la collaborazione con “La Stampa”, i programmi a Radio24 e la pubblicazione di “Fuori luogo”). Come sempre tutto questo vuol dire nuovi rapporti con le persone, nuovi contatti, nuovi gruppi di lavoro. Un bel movimento di cervelli e idee (e anche di treni, nel mio caso). Mi sono però accorto che tra le cose che più mi hanno lasciato il segno in questi mesi c’è sicuramente l’aver frequentato Margherita Hack. Il nostro è stato un incontro occasionale: da sempre ho immensa stima professionale e personale nei suoi confronti, e quando è nata l’ipotesi di realizzare la collana di “Teste toste” lei è stato il primo nome a cui ho pensato. Le ho proposto la cosa, le è piaciuta, e via… è nato il libro. E da lì è iniziato il bello! Le presentazioni del libro sono infatti diventate occasione e pretesto per passare ore insieme a Margherita, per chiacchierare con lei, per ridere con lei e per scoprire la sua storia e la sua quotidianità. Un’esperienza bellissima. Intensa. Forte. Anche divertente. Con la consapevolezza di avere davvero la fortuna di frequentare una persona unica, una grande testa ma anche una grande donna. Ed è quasi commovente vedere quanta voglia abbia ancora di spendersi e di mettersi in gioco, per la divulgazione e per le persone. Non le ho mai visto dire un “No” ad un autografo, ad una foto, ad una domanda… E’ attenta a tutti e a tutto. Con rigore e serietà, senza mai concedere nulla al dubbio o all'irrazionale. E se tante persone le dicono "Grazie di esistere", un motivo di deve essere.

Un'immagine su tutte: terminato un incontro le ho chiesto: “Margherita, sei stanca?”. La sua risposta immediata è stata: “Sì, ma chissinefrega!".
 
I prossimi appuntamenti con me e Margherita sono a Porto Venere lunedì 2 agosto alle 21,30 (www.parconaturaleportovenere.it) e a Cortina venerdì 6 agosto alle 21,30 (www.cortinaincontra.it)

 
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