E Mantova fu!
Domenica 12 Settembre 2010 22:59

Mantova_Sito_1Con tre “Torte Sbrisolone” nello zainetto, come scorta per le prossime colazioni,  ho salutato Mantova. Come sempre sono state giornate dense. Intense. Piene di energia. Di incontri. Di parole dette, ascoltate, pensate. E di facce. Tante, tantissime facce! Anche a questo giro il Festivaletteratura è stata una vera festa, con tutti gli ingredienti: i libri, gli autori, le magliette blu dei volontari, le biciclette, gente che ti saluta ma non la riconosci, gente che riconosci ma che non ti saluta, gli spettacoli, le code, gli autografi, il musicista con l’organetto in piazza, Bruno Gambarotta che cammina in mezzo alla strada, Mauro Corona che quasi lo travolgi in bicicletta e ti manda a quel paese, due palleggi a pallavolo con Margherita Hack usando come pallone una luna gonfiabile,  un’intervista in chiesa, gli incontri per caso e i non-incontri voluti, gli editor che ti danno i biglietti da visita, i ciccioli secchi della mensa, i baby giornalisti della Redazione del Festival, il pass perso per strada e mille altre cartoline e immagini che mi porto con me.


I quattro eventi che mi hanno visto protagonista sono andati molto bene: ognuno di loro mi ha lasciato stimoli e cose nuove.

Fabrizio Silei è stata una bellissima scoperta: ho proposto di invitarlo al festival dopo aver letto il suo “Bernardo e l’angelo nero” (ottimo libro per chi volesse affrontare il tema del dopo guerra, ma utile anche per chi volesse soffermarsi sul rapporto tra padri e figli), e ci siamo conosciuti ad un ristorante. Grande persona: colta, ironica e capace. 

mantova_sito_sileiUn sociologo, esperto di comunicazione e che con le mani costruisce anche piccoli capolavori in carta e cartone. Ma che, soprattutto, sa parlare ai giovanissimi affrontando temi difficili, come quelli della memoria e dell’identità. Benché il suo habitat ideale (parole sue) sia lo studio in cui si rinchiude in solitudine per scrivere e creare, anche sul palco l’ho visto molto a suo agio. 


 

Anche “Bye Bye Italia”, l’incontro riflessione sui cervelli in fuga e i talenti che scelgono di andare oltre confine, è stato molto interessante. Con me (che presentavo “Fuori luogo”), c’erano Claudia Cucchiarato, autrice di “Vivo altrove” e lei stessa “espatriata” a Barcellona, e Sergio Nava, conduttore del programma “Giovani talenti” su Radio24. Davanti ad un pubblico numerosissimo portando dati, statistiche e storie abbiamo cercato di capire il perché di questa nuova migrazione e i motivi che spingono i giovani a lasciare l’Italia. La fotografia che è uscita del nostro paese ha tratti davvero sconfortanti, ma abbiamo cercato di intravedere anche possibili soluzioni e di trovare insegnamenti dall’esperienza di chi la valigia l’ha già fatta e si è comprato un biglietto di sola andata!
 

 

Mantova_sito_3Con Fabrizio Gatti, amico e giornalista de “L’Espresso”, autore di formidabili inchieste, abbiamo invece parlato ai più giovani (anche se c’erano tantissimi adulti), di notizie vere e false, partendo dal suo libro “L’Eco della Frottola”. Un incontro che è stato preceduto da un suggestivo contrattempo: il luogo che ci era stato assegnato era davvero troppo piccolo per contenere tutte le persone che desideravano ascoltare Fabrizio.

Abbiamo così chiesto in “prestito” ad un parroco la sua Chiesa, e grazie alla gentilezza di Don Cristopher io e Fabrizio ci siamo seduti sotto all’altare e il pubblico si è accomodato sulle panche. Il tutto era abbastanza surreale: l’immagine era quasi quella di un matrimonio, e lo scenario ha dato una imprevista solennità alla chiacchierata. Ma a parte l’inusuale location, Fabrizio, come sempre, è stato bravissimo,  dando una autentica testimonianza della professione di giornalista a grandi e piccini.
 
Ragazzi_a_Mantova_okInfine la mia avventura mantovana si è conclusa a Piazza Castello con l’incontro insieme a Margherita Hack. Davanti a più di mille persone Margherita ha fatto una strepitosa lezione di astronomia, accompagnata come solo lei sa fare, da una sincera e autentica lezione di vita. Ogni volta che mi trovo ad intervistare Margherita è come se fosse la prima volta: non smette mai di meravigliarmi, e i suoi 88 anni di vita nascondono un mare di sorprese. Memorabile la chiusura dell’incontro, quando Margherita per più di 10 minuti ha battibeccato con un bambino di 8 anni, parlando di sonde, gravità, infinito e amenità astrofisiche varie. C’erano 80 anni di differenza tra quelle due teste, ma si capivano benissimo: uno spettacolo!
 
Poi, mentre il sole tramontava e stavo salendo sulla mia bicicletta per tornare verso casa, una voce mi ha chiamato. Mi sono giroto e ho visto un giovane volontario. Avrà avuto più o meno 16 anni. Mi ha guardato e mi ha detto: “Ciao Federico, niente… volevo solo dirti che io da bambino venivo al Festival solo per seguire i tuoi incontri. Grazie a te mi sono innamorato di tutto questo, e oggi faccio il volontario. Ci tenevo a fartelo sapere”. Confesso di essermi quasi commosso. E’ stata una soddisfazione unica. Non sapevo che rispondergli. Allora l’ho ringraziato. E poi, coerente con quello che si fa con l’autore, dopo ogni incontro riuscito, gli ho chiesto l’autografo!

 

P.S. Quello a fianco è il mio sguardo sugli adolescenti a Mantova, pubblicato su "TuttoLibri" di sabato 11 settembre 2010.

 
Mantova, una festa per la testa!
Martedì 07 Settembre 2010 10:40

Allevi_sitoSi chiama Festival, ma dentro di me l’ho sempre considerata una Festa. Una Festaletteratura! Festa nel senso di incontro, di scambio, di informalità, di ritrovo, di confronto, di cazzeggio, di scontro anche… Tutto attorno a libri, trame e parole. Credo di essere andato a Mantova fin dalla prima edizione del Festival/Festaletteratura: la prima volta è stata con Domenica Luciani, poi i ricordi e gli incontri si accavallano davvero in un caleidoscopio di palchi e interviste: da Moccia al convegno sulla cacca, dagli incipit con Carlo Lucarelli alle risate con Geppy Cucciari e Maurizio Milani, dal convegno sul bacio al bagno di folla con Giovanni Allevi, dai mostri di Neil Gaiman all’ultimo incontro lo scorso anno con l’ottimo Massimo Gramellini.

Insomma, ogni edizione mi ha regalato qualcosa di bello, e insieme agli organizzatori siamo sempre riusciti a creare evento originali e non banali. Poi c’è la bellezza della città, delle persone, della bicicletta, dei volontari, dei portici, del lago, delle mille sfumature… Sul perché mi piaccia il clima del Festival vi allego la copertina dell’inserto dalla Gazzetta di Mantova dello scorso anno, dove avevo elencato i miei “Mi piace”.

Gli appuntamento che mi aspettano in questa edizione sono quattro e tutti molto molto stimolanti. Il primo è con Fabrizio Silei (venerdì 10,45. Piazza Virgiliana) ed rivolto ai ragazzi dai 10 ai 14 anni: parleremo di seconda guerra mondiale, di resistenza e lotta partigiana; prendendo spunto dal bellissimo libro di Fabrizio (Bernardo e l’angelo nero) cercheremo di affrontare questo  periodo storico con, e per, l’occhio dei più giovani. Con Claudia Cucchiarato e Sergio Nava invece abbiamo organizzato l’evento “Bye bye Italia” (venerdì 18,45. Liceo Classico “Virgilio”): parleremo di cervelli in fuga e talenti che scelgono di andare oltre confine, allargando le esperienze del libro di Claudia “Vivo altrove”, del mio scritto con la Ceroni “Fuori luogo” e del programma di Sergio “Giovani talenti”. Sabato mattina invece l’appuntamento è con l’amico giornalista Fabrizio Gatti (alle 11,14, Palazzo del Mago) con l’evento per bambini intitolato “Frottole da prima pagina”: una bella lezione per i più piccoli sui meccanismi della comunicazione. Infine sabato pomeriggio gran finale, per quanto mi riguarda, con Margherita Hack (sabato 17.15, Piazza Virgliniana): l’evento s’intitola “Con la testa tra le stelle”, e daremo la possibilità a tutti di fare domande e chiedere curiosità a Margherita, in pieno stile “Teste toste”.

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Insomma, saranno giorni intensi. Ma proprio questo è il bello di Mantova. Speriamoci di incrorciarci tra i portici, le piazze e i libri. Tutte le info le potete trovare in www.festivaletteratura.it

 
Mine vacanti
Venerdì 03 Settembre 2010 17:45

Mine_di_ricambio_ok_okCinque giorni all’Isola d’Elba sono stati lo stacco ideale tra l’estate lavorativa e la ripartenza della nuova stagione alle porte. Giorni tranquilli, con la testa serenamente in “stand by”, e che mi hanno permesso di mettere in sospensione pensieri, progetti, verifiche e commenti sulle cose fatte, su quelle che farò e su quelle che farei. In tanti mi avete scritto chiedendomi che fine ha fatto “Mine vaganti”. La risposta è semplice: il programma è nato così, come sperimentazione, e fin dall’inizio si sapeva che sarebbero state solo sei puntate. Sei puntate, quindi radiofonicamente un’inezia, che però mi hanno dato tanta soddisfazione: mi sono divertito a farle, ho avuto un’ottima risposta da parte del pubblico, il programma si è fatto riconoscere subito e ha avuto una bella penetrabilità. La cosa che mi ha sorpreso di più è stata l’assorbimento contagioso del concetto di “Mine vaganti”: ho davvero ricevuto tantissime storie di persone che si sentono “mine vaganti dentro”, che hanno cose da dire, che quotidianamente si mettono in gioco per qualcosa e questo qualcosa hanno voglia di raccontarlo, condividerlo e contaminarlo. Inutile nascondere che sia spiaciuto anche a me che il breve ciclo si sia esaurito: ma sono ottimista. Penso, forse spero, che da “Mine vaganti” possa nascere qualcosa di più continuativo. Credo che uno spazio capace di raccontare storie diverse, un’altra attualità, personaggi interessanti e non banali possa avere un suo perché. Lavorerò quindi perché queste “Mine vaganti” non rimangano vacanti per troppo tempo!


Il pensiero mi è anche volato ad un anno fa, quando più o meno in questi giorni mi veniva comunicato la chiusura de “L’Altrolato” e la rottura con Radio2. Tanta tristezza, tanta rabbia, ma anche tante cose belle accadute via via: i messaggi degli ascoltatori, la festa finale, il libro, e anche il passaggio a Radio24 dove comunque mi trovo bene e respiro una bella vitalità e un desiderio costruttivo di guardare avanti (e dove condurre "L'Altra Europa" mi piace assai…). E oltre ai ricordi in questi giorni, per un qualche strano caso, mi hanno intervistato su “Screensaver”, ho parlato con diverse persone che mi seguivano a Rai Tre, ho trovato giovani universitari e giovani filmaker che mi hanno raccontato dei loro pomeriggi passati davanti a “Screensaver”. E, per vie traverse, uno stesso concetto mi è stato spiattellato in faccia in tre modi diversi. Con una affermazione di un ascoltatore: “Un programma come “Mine vaganti” è vero servizio pubblico”. Con un ricordo di un giovane regista: “Ripensando a “Screensaver” ho capito il concetto di servizio pubblico”. E con un’intervista di un giornalista che mi ha chiesto: “Cos’è secondo te il servizio pubblico?”.

La mia idea di servizio pubblico l’ho sempre tradotta in due concetti semplici semplici: rispettare il pubblico e tentare di fare cose non banali. Ed è quello che ho sempre provato di fare, sia in Rai che fuori dalla Rai. Ma che fatica… Ricordo che in occasione della chiusura di “Screensaver” il direttore mi disse: “La qualità non è un alibi se gli ascolti sono bassi”. E ricordo anche che nuovo il direttore di Radio2, congedandomi, mi disse: “Non mi interessa la qualità: voglio la quantità”! (Ehm… Tra l’altro in entrambi i casi gli ascolti erano più che dignitosi: ma i numeri ognuno sceglie di leggerli come preferisce).
In televisione e radio si potrebbero scrivere libri interi su “qualità” e “qualità”. A me piace tentare di fare cose belle. Cosciente anche che a volte le cose belle possono essere più “difficili” da proporre e possono fare ascolti più bassi di cose meno belle. Ma sono ancor più convinto che qualsiasi palinsesto abbia necessità di cose belle (Cose di nicchia? Cose di qualità? Cose alte?) intese come oasi dove coltivare qualcosa di originale e autoctono. Al di là del concetto di servizio pubblico, c’è bisogno di dedicare spazi alla sperimentazione,  al nuovo, al diverso. Anche a costo di avere qualche ascoltatore in meno. Ma spesso sono questi “spazi” che fanno la differenza in termini di riconoscibilità, in termini di affermazione e di empatia con il pubblico.


Non mi sono mai sentito un paladino del “Servizio pubblico”, né in Rai e né fuori dalla Rai. Non voglio però essere ostaggio solo dell’Auditel, dei pubblicitari o dei grafici del marketing. Vorrei essere solo ostaggio delle idee! Per non liberarmi da loro, ma liberarmi con loro...
 
P.S. La fotografia me l’ha mandata l’amico di Facebook Benni Priolisi con questo messaggio:  “Ho trovato questa confezione, insieme ad altre quattro, fra le cose di mio nonno. Ho pensato che ti avrebbe fatto piacere averne una, anche se virtuale".

 
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