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Domenica 14 Novembre 2010 16:20 |
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Ho conosciuto Marco Frigatti circa 20 anni fa. Io studentello in viaggio premio per un concorso organizzato dalla Rai e lui, di un paio d'anni più vecchio, animatore e accompagnatore di noi "turisti per caso". Rimanemmo amici e in contatto per un paio d'anni. Poi ci siamo persi di vista e, grazie a Facebook, ci siamo ritrovati ad una vita di distanza. Lo ricordavo che studiava da interprete, e avevo ben in testa la frase che una volta, dopo un paio di birre, mi aveva detto: "Un giorno vorrei lavorare all'ONU". Beh... la prospettiva dell'ONU è rimasta tale, ma in uno strano percorso professionale oggi è arrivato ad essere il vicepresidente del "Guinness World Records". Il suo volto qualcuno lo conosce bene, perchè è finito spesso in televisione nelle vesti di giudice ufficiale dei Guinness, ed è stato lui a sfogliarmi una aprte dell'archivio di tutte le proposte di record che cestinano ogni anno. E da qui è nato il pezzo pubblicato oggi su "La Stampa". Quindi... grazie Marco!
(da "La Stampa" di domenica 14 novembre 2010)
Tutti i bocciati del Guinness
Migliaia i record respinti ogni anno dalla giuria di Londra: «Un campionario della follia umana»
FEDERICO TADDIA
Il maggior numero di colpi di clacson ricevuti in un'ora di viaggio: 100. L'uomo più pulito sul pianeta: 125 bagni al giorno, con shampoo e asciugatura completa ogni volta. La donna che ha guardato per più tempo «Sex and the City»: 70 ore consecutive. Ma c'è anche chi si propone dichiarando di avere il cane più gay al mondo, di aver mangiato 11mila panini in 8 anni o chi, alla faccia della privacy, vorrebbe firmare con nome e cognome il proprio intimo record: 70 orgasmi in un giorno.
Ecco il libro del Guinness che non leggerete mai: migliaia di tentativi di record rifiutati e respinti. Un campionario della follia umana che va a cozzare con il regolamento ufficiale del «Guinness World Records» che prevede che ogni primato sia misurabile, comprovabile, avere un'unica variabile ed essere interessante a livello internazionale. Nel database ufficiale del Guinness ci sono circa 40mila record omologati, ma ogni anno arrivano oltre 60mila richieste che vengono valutate da un team di 19 giudici, diretto da Marco Frigatti, 40 anni di Mestre, una laurea da interprete in tasca, da pochi giorni rientrato a Londra (dove è il suo ufficio) dal Nepal dove è andato a misurare al centimetro l'altezza di Khagendra Thapa Magar, l'uomo più basso del mondo.
«Il 30% delle proposte che arrivano al nostro sito Internet non possiedono le caratteristiche minime per essere prese in considerazione», spiega Frigatti. «Una signora, per esempio, sosteneva di essere la prima persona al mondo a parlare coi delfini, e per supportare la cosa ha portato con sé la dichiarazione di un notaio. Ed è ovvio che se una persona si propone per il maggior numero di autoschiaffi che si può dare in un'ora, specificando che il rumore dello schiaffo si deve sentire da 20 metri, non mi rimane che farmi una risata e cestinare».
Tre milioni di copie vendute in 80 paesi, il book del Guinness viene tradotto in 22 lingue, e una colonna fatta con tutte le copie pubblicabili, a proposito di stranezze, sarebbe alta 75 km. Dei 4 mila record che ogni anno vengono approvati quasi 700 sono verificati personalmente dai giudici, che nel 2010 hanno toccato 27 nazioni. Le proposte sono arrivate da 180 nazioni, con una classifica che vede al primo posto gli Stati Uniti, seguiti da Inghilterra, Canada, India e Australia. Gli italiani che lo scorso anno ci hanno provato sono stati 1123, e il più assurdo arriva forse da Novara: un 27enne si è presentato con, a suo dire, il piatto di spaghetti conservato più a lungo in frigo: poco meno di quattro mesi.
Ma l'archivio dei «No Guinness» non mette limiti alla fantasia: un canadese descrive la sua collezione di patatine fritte a forma di lumaca, un tedesco ammette di essersi conficcato 121 puntine nei piedi, un americano è sicuro di spegnere 10 candele con emissioni intestinali. «Non è facile tratteggiare l'identikit di chi vuole battere un record», commenta Frigatti. «Sono persone che vogliono distinguersi dalla massa e dimostrare di essere i numeri uno in un campo. Persone con grande energia, fuori dagli schemi, disposti a enormi sacrifici e a ore e ore di allenamento. Ci sono davvero abilità straordinarie che abbiamo la fortuna di vedere e certificare. L'idea di vedere il proprio nome inserito nel Guinness World Records scatena fantasie di tutti i tipi. Pochi giorni fa ho ricevuto la richiesta da parte di una famiglia che pensa di essere quella con più inventori al mondo: il padre dice che ha già brevettato due invenzioni dei figli di 2 e 10 anni, mentre la moglie avrebbe ideato un elettrodomestico utile in cucina e lui avrebbe realizzato un nuovo tipo di spazzolino. Ovviamente è una proposta respinta, però la tentazione di vedere queste cose che lui chiama invenzioni ammetto che ci sia tutta». E c'è anche chi ambisce a finire nel libro dei record sfruttando le proprie pene d'amore, come una ragazza di 26 anni che dagli Usa si è candidata per inaugurare la categoria «Matrimonio più breve». Racconta via mail: «È durato meno di 30 minuti, da quando abbiamo lasciato la Chiesa fino al ristorante. Anzi, al parcheggio era già finita. Abbiamo litigato e non l'ho mai più voluto vedere. Il giorno dopo ho fatto richiesta di divorzio. Credo sia un primato». Già, peccato che alle nozze non fosse stato invitato nessun giudice del Guinness.
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Bruno Gambarotta su "L'Altra Europa" |
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Domenica 07 Novembre 2010 18:25 |
(da "La Stampa" di domenica 7 novembre 2010)
Rodari batte Avatar
Il teatro riparte dai bambini.
Dalle scuole ai Festival internazionali: cresce il pubblico dei piccolissimi!
di Federico Taddia
Uno spazio bianco, sul quale linee, colori e forme crescono insieme al nascere di una nuova amicizia. Ghiaccio, acqua e tronchi d’albero che diventano uno strampalato concerto jazz. E un orchetto alle prese con il suo primo giorno di scuola. Benvenuti nel magico mondo del teatro per l’infanzia, che da oggi a Mantova apre una delle sue vetrine più belle e significative: il festival internazionale “Segni d’infanzia”. Una selezione del meglio della produzione teatrale europea, duecento addetti ai lavori in arrivo da tutto il continente e 10 mila bambini che non vedono l’ora che si apra il sipario: sono i numeri di un termometro che segna la salute del teatro per l’infanzia nel nostro paese. “Il successo della manifestazione è la dimostrazione che i bambini, i genitori e gli insegnanti, sentono il bisogno di offerte alternative e di qualità. E il teatro può ancora soddisfare totalmente questi desideri: è una proposta antica, ma che sa ancora essere moderna, emozionante e accattivante”, spiega Cristina Cazzola, direttrice artistica del festival. In Italia ci sono 20 teatri stabili per ragazzi finanziati dal Ministero dei Beni Culturali: realtà d’eccellenza come il “Teatro Testoni” di Bologna, il “Teatro del Buratto” di Milano, il “Teatro Kismet” di Bari, “Le nuvole” di Napoli o il “Teatro delle Briciole” di Parma, in cui si fanno produzioni, rassegne, scambi con l’estero e percorsi di formazione. E sono almeno un’altra ventina le compagnie di alta qualità finanziate dal ministero e che portano le loro creazioni anche fuori i confini nazionali. Nel 2009 il teatro per l’infanzia in Italia ha venduto circa un milione e duecentomila biglietti, per la prima volta divisi equamente tra pubblico scolastico e pubblico delle famiglie. “E’ un dato importante, perché significa che le famiglie hanno ritrovato il piacere dell’andare a vedere uno spettacolo insieme e di condividere un momento artistico”, dichiara Graziano Melano, presidente della sezione italiana dell’”Assitej”, associazione mondiale di teatro per l’infanzia, e direttore della “Casa del teatro ragazzi e giovani” di Torino, una ex officina industriale trasformata in uno dei centri teatrali più all’avanguardia in Europa. “Il teatro italiano sta benissimo dal punto di vista del pubblico, meno da quello dei sovvenzionamenti che sono sempre meno, e come in tutti i periodi di crisi i primi tagli colpiscono proprio il settore della cultura e dell’infanzia”. E che le produzioni “made in Italy” piacciono lo dicono anche i venti titoli che annualmente girano per tutto il mondo, con compagnie che da anni si affermano all’estero come il “Teatro Gioco Vita” di Piacenza che ha portato i suoi spettacoli di ombre fino in Cina, o il “Tpo” di Prato che ha esportato un nuovo modo di fare teatro per l’infanzia, contaminando il linguaggio della danza e del movimento con quello della videografica e delle nuove tecnologie. “Lo scambio con l’estero e la possibilità di vedere cose diverse e di tentare anche di co-produrre con realtà straniere è vitale per il nostro teatro e credo ci abbia permesso di fare un forte scatto di qualità”, aggiunge Cristina Cazzola, che ogni anno assiste a decine di spettacoli in tutta Europa. “Capire quale sia uno spettacolo bello o giusto non è sempre facile. Spesso però basta vedere cosa succede dopo l’ultima scena: se i bambini si alzano invece di andare verso l’uscita vanno verso il palco è un ottimo segnale, perché è come se volessero portare a casa con loro qualcosa di quello che hanno visto”. Chi invece non si è mai trovato davanti ad un pubblico di bambini, e vivrà questa esperienza per la prima volta proprio a Mantova, è David Riondino, guest-star del festival e convocato per “Suonarle a Gianni Rodari”, con una serata musicale dedicata al libro “Favole al telefono”. “E’ la mia prima davanti ad un pubblico così giovane: spero nella loro clemenza”, confessa divertito David Riondino. “Il teatro per l’infanzia negli ultimi 30 anni ha fatto tantissimo, e credo sia fondamentale portare i bambini, questi figli della civiltà occidentale, in luoghi dove si sta in ascolto e in ammirazione del pensiero e della creazione artistica. Senza parlare e senza interrompere. Almeno spero!”.
Fabrizio Montecchi, Regista e scenografo “Teatro Gioco Vita” di Piacenza.
Lei da 30 anni crea e dirige spettacoli per i più piccoli: qual è il segreto per entrare in sintonia con questo pubblico?
Credo che l’aspetto fondamentale stia nella consapevolezza del pubblico a cui ci si sta rivolgendo: con i bambini non bisogna darsi limiti, né artistici e né di contenuto, ma l’importante è adeguare il proprio linguaggio al loro. Non ci sono argomenti che non si possono trattare: i più piccoli sono affascinanti da parole quali amore, morte e vita, proprio perché fanno parte del loro vissuto e della loro crescita, ed è quindi fondamentale parlarne. E con il teatro diventa tutto più facile e più bello perché i bambini hanno una sensibilità e un’abitudine quasi istintiva alla grammatica teatrale.
A teatro i bambini si stupiscono e si emozionano ancora?
Si, tantissimo. La base del teatro è quella finzione che i bambini mettono quotidianamente nel loro giocare: dare vita a cose inanimate, rendere vere cose immaginate, fare finta di essere qualcun altro o qualcosa d’altro. Il palco assomiglia al loro “fare finta di”, e non si perdono un dettaglio di quello che accade su quello spazio. Il visivo, il sonoro e il narrativo diventano quindi gli strumenti con cui il regista e l’attore amplificano e raccontano un mondo fantastico in cui i bambini si sentono completamente a loro agio.
A questa generazione nata e cresciuta con televisione, computer e cinema 3D voi proponete spettacoli di teatro con le ombre. Non è una sfida persa in partenza?
No, da 30 anni è una sfida assolutamente vinta. E il successo dei nostri spettacoli credo lo dimostri. L’ombra è una finestra sul nulla, è un buco nero che riempie lo sguardo di chi la vede. Lascia spazio alla fantasia e all’ interpretazione, ed è quello di cui i bambini hanno bisogno per non sentirsi sempre imporre forme e modelli a cui adeguarsi! Il teatro e le ombre sono gioco e vita, gli altri media no. |
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