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"Gioco con la carta e sono felice" |
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Martedì 24 Maggio 2011 17:35 |
(da La Stampa, di Federico Taddia)
Una guida insegna ai bambini a divertirsi con sobrietà. Niente "console" ma attività di gruppo
Battagliare a colpi di palline di carta, camminare per la stanza facendo finta di avere le molle sotto i piedi, superare a coppie un percorso a ostacoli con i piedi legati o ritrovarsi due a due ad occhi chiusi riconoscendo il proprio verso. Per gioco e per divertimento, e per scoprire che la felicità può essere altrove rispetto ad una partita con la Wii o un pomeriggio passato a smanettare al computer.
«Che la sobrietà sia fonte di gioia non è certo una novità, e la teoria della decrescita felice ha mille testimoni; quello che abbiamo fatto noi è stato partire dai bambini, per far vivere l’esperienza di felicità diverse utilizzando il linguaggio che meglio conoscono: il gioco». Sara Marconi, scrittrice torinese, insieme a Francesco Mele, formatore ed esperto di giochi, per anni hanno lavorato nelle scuole di Prato e provincia elaborando percorsi e attività finalizzate al far toccare con mano ai più giovani che si può essere contenti anche senza cadere nella gabbia della sovrabbondanza. Ed ora hanno raccolto tutti questi giochi e spunti in un libro intitolato «Sobrietà felice» (La Meridiana). «Niente di moralistico e lungi da noi ogni deriva di insano e banale buonismo - spiega la Marconi -. Il punto non è che avere tanto è cattivo e avere poco è buono. Il punto è spostare il centro sul significato di felicità, mettendo al centro non l’oggetto ma la relazione scardinando pregiudizi legati al mondo degli adulti. Come per esempio il pensiero che ci si possa divertire solo in presenza di giocattoli costosissimi o che la vera felicità derivi dal possedere sempre un qualcosa più degli altri».
L’abitudine al limite, il perché delle regole, il concetto di desiderio, parole complicate da spiegare come semplicità, cooperazione, fiducia, prendono quindi vita attraverso giochi di gruppo, facili da spiegare e intuitivi, e che necessitano di materiali minimi e di pochissima preparazione. Cercare di occupare uno spazio in una stanza ad occhi chiusi, senza toccare i compagni, dimostra che le cose possono diventare più complicate in presenza di altri limiti. Ritrovarsi a coppie, sempre ad occhi bendati, urlando il proprio verso tentando di ritrovarsi nel caos totale ti fa vivere l’esperienza di desideri diversi che tendono a sovrapporsi e contraddirsi. Liberarsi il prima possibile delle palline di carta in proprio possesso, buttandole continuamente nel campo avversario diventa l’occasione per una sfida all’ultimo colpo dal divertimento garantito, e dove si capisce a suon di risate che la felicità può davvero essere a costo zero.
«Alcuni di questi giochi sono stati inventati da noi, altri sono stati presi copiati e adattati - aggiunge la Marconi -. Ma davvero tutti, insegnanti, educatori e genitori, possono utilizzarli e sfruttarne la loro potenzialità. La cosa importante è non cercare di spiegare a parole obiettivi e finalità: ai bambini le parole non interessano. Le cose non vogliono ascoltarle, vogliono viverle. E viverle assieme ad altri bambini, per capire che si può davvero essere felici partendo dallo stare insieme».
E se lo stare insieme si trasforma nella capacità di chiudere gli occhi e lasciarsi cadere all’indietro avendo fiducia che i compagni ti sorreggano oppure in uno scambio di regali, dove il dono non viene dato ma solo urlato ad alta voce, non è più questione di cosa sia più giusto o più bello: quello che conta e che i bambini hanno ritrovato il gusto del giocare. Nel nome della felicità.
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Mercoledì 27 Aprile 2011 14:38 |
Tra un delirio e l’altro per qualche settimana non ho aggiornato il sito. Ho dovuto un po’ correre dietro a cose (e anche correre dietro a me), e come succede spesso in questi momenti, finendo nel frullatore un po’ di cose si perdono. Inutile fare un ripasso di quanto fatto, tra radio (L’Altra Europa su Radio24 mi sta piacendo sempre di più), la Stampa con i vari articoli, la tv e tutte le varie ed eventuali. E’ terminato il viaggio per Topolino, sulla “Toponomastica dell’Unità d’Italia”: è stato un bel giro, in 12 divertenti tappe da Quarto a Marsala, dove ho avuto l’occasione di fare un sacco di incontri molto belli e ho avuto modo di conoscere ragazzi e genitori molto simpatici e svegli.
Ci sono però un altro paio di cose di questo mesetto che hanno lasciato un bel segno. La prima è stata la partecipazione come autore ai “Trl Awards”: non avevo mai lavorato per Mtv, ed è stata un’esperienza più che positiva. Un per team, un gruppo di lavoro composto da persone disponibili e capaci, un incontro e confronto di teste senza scazzi e senza sgomitate. Il tutto in una Piazza Santa Croce colma di adolescenti urlanti per i vari Valerio Scanu, Marco Carta, Annalisa e un’altra ventina di artisti dei quali neppure immaginavo l’esistenza. Un bel tuffo nel mondo giovanile, e anche lì ho trovato modo per fare un po’ di chiacchiere con tanti “under 18”, ed è sempre bello quando ti fanno entrare nei loro spazi: basta dedicar loro un po’ di tempo e trovano sempre il modo per stupirti e portarti oltre i luoghi comuni e gli stereotipi.
Il secondo bel momento è stato invece quando ho varcato, a distanza di una ventina di anni, l’Istituto superiore in cui avevo studiato. Mi hanno infatti invitato a presentare il mio libro “Fuori luogo”, e a scambiare un po’ di considerazione legate al “futuro” e ai percorsi professionali con i ragazzi degli ultimi anni. E’ stata una bella emozione. Una sorta di viaggio nel tempo: ritrovarsi negli stessi spazi, ma con un ruolo diverso. Ricordarsi dei sogni e delle paure di allora, ed essere lì a cercare di spolverare un po’ i sogni e le paure di oggi.
Come regalo ho invitato anche la prof. Sandra Melloni, la mia insegnate di Italiano. In fondo credo di aver imparato anche da lei a giocare con le parole, o comunque è stata una persona che mi ha dato lo spazio e l’opportunità di giocare con le parole, insegnandomi a non aver mai paura di dire quello che si pensa, facendo convivere realtà e cinismo. E’ stata una bella mattina. Di quelle in cui ti guardi indietro, e impari a riconoscerti un po’ meglio. Di quelle in cui ti prende anche un po’ la nostalgia, ma poi capisci che non è nostalgia: è solo piacere per quello che si è fatto e si è stati. Che poi diventa piacere per quello che si è e che si fa.
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Gli indirizzi del turista a impatto zero. |
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Mercoledì 27 Aprile 2011 10:00 |
(Da La Stampa, di Federico Taddia)
Da Trieste a Palermo, boom di luoghi e iniziative per rendere sostenibile ogni viaggio.
Dormire a Milano in ex ospedale psichiatrico. Mangiare a Roma pizza e spaghetti cucinati e serviti da ragazzi down. Andare al cinema a Napoli, in una vecchia sala riaperta nel quartiere di Ponticelli. E fare shopping a Palermo in un emporio «pizzo free» con prodotti di artigiani che si sono ribellati all’estorsione. Ecco l’Italia a misura di turista responsabile, raccontata e fotografata da una guida pubblicata da «Altraeconomia». «L’idea è quella di proporre un’altra Italia - spiega Silvia Leone, una delle curatrici -. E così i nostri collaboratori hanno cercato e sperimentato in venti città italiane tutte le possibilità per mangiare bio, dormire in strutture alternative, fare shopping consapevole e muoversi lungo itinerari inusuali con un impatto ambientale minimo». Oltre mille realtà censite, da Trieste a Palermo, con mappature dettagliate e ricche di indicazioni sulle città sostenibili. Si parte da L’Aquila, in un tessuto tutto da ricostruire dove la società civile è in pieno fermento: qui madre e figlia hanno aperto «Il Chiassetto», un B&B a ridosso della «zona rossa» con colazione rigorosamente bio. La Bottega «Il Sicomoro» propone invece escursioni tra borghi medievali, buona cucina e paesaggi mozzafiato per dimostrare che tutto non è andato perso. E non può mancare un passaggio a «Piazza d’Arti», il nuovo polo culturale nato su strutture temporanee, diventato un centro artistico e di aggregazione giovanile. O una visita a Luca Sebastiani, agricoltore e flautista che coltiva farro, zafferano, ceci e cipolle con metodi naturali concimando solo con letame. «L’intento è di evidenziare ciò che non viene segnalato da altre guide», sottolinea Silvia Leone. «Una guida che ti fa entrare in una città in punta di piedi: sei turista responsabile grazie a piccole scelte sul dove mangiare, dove dormire o cosa acquistare, senza perderti le bellezze artistiche della città, ma poi diventi anche cittadino di quel luogo proprio perché entri a far parte del tessuto sociale». A Milano, ad esempio, si può dormire all’Ostello Olinda, dentro l’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, si può acquistare il giornale a Carta Canta, una delle prime edicole solidali d’Italia e si può ammirare il «controfashion» proposto dal collettivo di «moda critica» L’Isola della moda, che contamina stile e tendenze con caratteristiche etiche degli abiti. Una Napoli che non ti aspetti è invece quella ridisegnata da Ciclofficina, che propone percorsi su due ruote in città, oppure le camminate ideate dall’associazione Scarpediem. Per lo shopping nel quartiere Sanità la comunità Crescere insieme, che accoglie persone con problemi di dipendenza, realizza statue per il presepe. Per chi è alla ricerca di un mandolino e di una chitarra tradizionale, Liutarte propone strumenti lavorati con tecniche tradizionali, certifica la provenienza del legno e smaltisce gli scarti del ligneo offrendoli ai forni delle pizzerie vicine. A Palermo l’Emporio Pizzo free, oltre a proporre prodotti di imprenditori, agricoltori e commercianti che hanno detto no alla mafia, è anche il punto di riferimento per le visite-lampo in centro con «l’eco talpa», un risciò adibito al trasporto turistico. Così come a Venezia è possibile acquistare souvenir alternativi alla Giudecca, grazie alle realizzazioni dei detenuti del carcere maschile e femminile: pelletteria, magliette, fitocosmesi e le borse Malefatte, realizzate recuperando vecchi striscioni pubblicitari. «Fare turismo responsabile è possibile da Nord a Sud, e la nostra guida lo dimostra - sottolinea Silvia Leone -. Così come testimonia la grande creatività del nostro Paese: scelte consapevoli e di consumo critico non vanno certo a diminuire la qualità delle proposte, che invece contengono caratteristiche eccellenti e di altissimo livello, perché il turista responsabile è anche e soprattutto un turista felice». |
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